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Angelo Mastrolia: ricordi e consigli di un pioniere dello stroller running

Posted byGianluca Palladino - Babyrun Project on 12.14.18

Se ancora oggi c’è chi guarda con stupore, con diffidenza, perfino con biasimo allo stroller running - e questo malgrado la corsa con il passeggino abbia preso piede anche in Italia, sia stata sostanzialmente “sdoganata” da Fidal, e vi sia addirittura una squadra nazionale di podisti a promuoverla partecipando alle più svariate manifestazioni da nord a sud - figurarsi in quali pregiudizi, preconcetti, addirittura “rimproveri” possa essersi imbattuto chi di questa disciplina è stato tra i “pionieri”.

Eppure, Angelo Mastrolia, 50 anni, da Modena, papà single (“seppur attualmente fidanzato”, come giustamente tiene a rimarcare) di Sofia, 11 anni, e Simone, 8, serba un ricordo straordinario delle 15 maratone (oltre a svariate mezze e numerose gare più brevi) portate a termine con i suoi figlioletti quando erano ancora in età da passeggino! E ha deciso di condividerlo con Babyrun, anche per mettere la propria esperienza al servizio di chi soltanto adesso si sta approcciando a questa disciplina.

Angelo, innanzitutto: fino a quando hai corso con i tuoi bimbi in passeggino?

Con mia figlia Sofia in realtà non ho corso tantissimo… fino all’età di 4 anni, ma è stata spinta più dalla mamma. Con mio figlio, invece, ho fatto più gare, anche se l”ho spinto soltanto fino ad 1 anno in più di sua sorella.

Comunque, di tempo, da allora ne è passato molto e, soprattutto quando tua figlia era piccola, lo stroller running non era certo diffuso come oggi. Tu come lo hai scoperto?

Lo spunto per correre con il passeggino mi è stato dato da una mamma podista di Modena che corse la maratona d’Italia con sua figlia la quale, se non ricordo male, all’epoca aveva 6 anni. Da lì è scattata la scintilla. Mia figlia doveva ancora nascere, quindi, insieme alla mia compagna di allora, cercammo su internet un passeggino a 3 ruote che fosse comodo e maneggevole, e siccome in italia praticamente non c’erano i passeggini sportivi, ne prendemmo uno tradizionale a 3 ruote…

Poi, nel 2010 comprai un nuovo passeggino da gara leggero e maneggevole con il quale feci tutte le maratone con mio figlio più piccolo ed un paio (le sue ultime!) anche con la mia figlia maggiore. Ricordo che feci giungere lo stroller da New York, ancora una volta perché qui in Italia non si trovavano modelli simili.

Quali reazioni (e quali eventuali difficoltà) hai incontrato praticando lo stroller running?

Quando correvo io con i miei piccoli in passeggino, essendo uno dei casi rari, le reazioni in cui mi sono imbattuto non sono state molto belle. A partire da quelle dei miei genitori, per passare a quelle di tanti podisti che pensavano che il bimbo fosse sacrificato a stare tanto tempo sullo stroller. E via, di conseguenza, con i soliti commenti: “Prende freddo”, “non gli piace”…

Quanto agli organizzatori, devo dire che tanti si sono dimostrati aperti e ben disposti. L’unica difficoltà l’ ho trovata a Roma, peraltro per ben 2 anni, anche se nel secondo caso venne poi a piovere, quindi corsi da solo.

Veniamo invece alle esperienze positive: quali sono i ricordi più belli della tua “carriera” da stroller runner?

Ciascuna delle 15 maratone che ho corso con i miei piccoli ha lasciato bei ricordi. Ma il più bello in assoluto è quello legato alla maratona del Custoza a Bussolengo, dove corsi con mia figlia di quasi 2 anni e con la mia ex compagna e, nonostante una foratura al 27° km, arrivammo tutti e 3 con il sorriso, percorrendo gli ultimi metri prima del traguardo camminando con nostra figlia per mano, tra gli applausi del pubblico. Ecco, quella è stata una scena davvero indimenticabile.

Ora che sei un ex stroller runner, puoi tracciare qualche bilancio: che cosa ti ha lasciato questa disciplina come genitore oltre che come sportivo?

Come genitore correre con i miei figli mi ha lasciato tante emozioni. Ad esempio, la soddisfazione per averli resi partecipi dello sport che amo; aver fatto loro respirare il clima delle corse podistiche, la condivisione di gioie e fatiche con altre persone. Ecco, secondo me farli vivere fin da piccoli in ambienti così carichi di socializzazione li può aiutare a crescere e a formare un carattere più aperto.

Da veterano dello stroller running, quali consigli daresti a chi si approccia soltanto adesso a questa disciplina?

Il consiglio che posso dare è che correre con il proprio figlio e fargli vivere le vostre emozioni è davvero una bellissima cosa. Quindi, ai futuri stroller runners dico: “Non abbiate nessuna paura a correre con loro. E soprattutto non date retta a ciò che dicono gli altri: fate semplicemente ciò che vi sentite di fare“.

Intanto, pensi che l’Italia sia finalmente pronta ad aprirsi definitivamente allo stroller running oppure credi che ci sia ancora strada da percorrere?

Purtroppo in Italia secondo il mio modesto parere non si è ancora pronti ad aprirsi fin in fondo allo stroller running, innanzitutto perché i praticanti sono ancora in numero ridotto anche se si è sulla buona strada per crescere. Però ribadisco quello che ho sempre detto, e che certamente rappresenta un limite: in Italia la maggior parte della gente non corre per divertirsi, ma sempre per guardare il crono e per competere.

È una mentalità che trovo sbagliata. E non a caso, soprattutto tanti papà non corrono con i propri figli perché poi non farebbero il tempo. Vedo invece qualche mamma in più, il che mi fa comunque sperare che questa disciplina in futuro possa prendere piede come in altre nazioni. D’altra parte, non esistono controindicazioni, ma solo benefici: se praticato con la testa, correre insieme al proprio figlio regala grandi, uniche emozioni.

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Category: Personaggio del mese Tags: correre con passeggino, corsa con passeggino, papà, passeggino da corsa, stroller running

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