Una mosca bianca. Che però ha tanta voglia di volare, sulle ali – o per meglio dire sulle ruote – del passeggino con cui si allena con il piccolo Tommaso. Oggi vi raccontiamo la storia di Barbara Sturaro: mamma, vicepresidente del Comitato Marciapadova e… stroller runner!
Barbara Sturaro con Tommaso di appena 2 mesi nella fascia, alla Pink Run di Padova - Prato della Valle - il 24 maggio 2015
Classe ’71, dipendente di un’agenzia di infortunistica stradale, podista dall’età di 20 anni, Barbara si è avvicinata alla pratica dello stroller running nel giugno del 2015: pochi mesi dopo la nascita del suo Tommaso. E da allora, insieme al compagno Maurizio - 45 anni, nella vita commerciale di un’azienda di deumidificatori, e per passione ultrarunner, amante della corsa in montagna - non ha praticamente mai smesso di scorrazzare con il figlioletto in passeggino: dalle camminate in mezzo alla natura, alle escursioni turistiche, fino alle corse domenicali, con gli amici di Marciapadova.
Una “promoter” ideale, dunque, per una disciplina che negli Stati Uniti e in nord Europa è già estremamente diffusa, ma che in Italia soltanto in questi ultimi anni sta muovendo i primi passi.
Barbara e Tommaso alla staffetta Bassano del Grappa (Vi) - Lago di Levico (Tn) il 2 luglio 2017
Barbara, che cosa significa per te essere tra i testimonial italiani Babyrun per la pratica dello stroller running?
È innanzitutto una grande emozione, perché è da sempre un mio sogno quello di poter partecipare ad un progetto di coinvolgimento delle famiglie in un’attività sportiva da svolgere in compagnia dei bambini. Ma è anche un po’ come il coronamento di un percorso, la chiusura di un cerchio. Con la corsa, ho trovato l’amore; da quell’amore è nato Tommaso. E ora corriamo tutti insieme: io, il mio amore, e il nostro piccolo.
Rallentiamo l’andatura e torniamo per un attimo alla partenza di questo percorso: uno start che ha nome Maurizio…
È una storia divertente, che mi fa sempre sorridere molto quando la racconto. Proprio per come è cominciata.
Era una domenica del 2012. Io stavo preparando la mia prima maratona, quella di Trieste. Avevo in programma un allenamento lungo, di 30 chilometri, così ho deciso di iscrivermi ad una corsa nel padovano che prevedeva anche quella distanza, e di seguire la lepre dei 5 minuti al chilometro.
Purtroppo (o forse per fortuna!) ad un certo punto, per un problema fisico, mi sono dovuta “fermare ai box”, e quando sono rientrata sul percorso mi sono aggregata al pacer dei 5’30” (il runner spesso contraddistinto da un palloncino, che tiene un determinato ritmo durante la corsa aiutando i podisti ad arrivare al traguardo nel tempo prefissato, ndr).
Ebbene, in quel gruppo c’era anche lui, Maurizio. Non che mi abbia fatto una grande impressione di primo acchito: parlava sempre e indossava dei discutibili calzini bianchi fino al ginocchio!!
Invece, poi è scoppiato l’amore…
Eh già. Abbiamo iniziato a frequentare amici in comune, a correre insieme. E nel 2013 l’amicizia si è trasformata in amore.
E da quell’amore, nel 2015 è nato Tommaso! Come sei riuscita a conciliare la tua passione per lo sport con i ritmi che inevitabilmente impone un bambino piccolo?
Guardate, per me è stata la cosa più naturale del mondo.
Innanzitutto, ho continuato a correre con Tommaso nel pancione fino al 5° mese, perché ho saputo tardi della gravidanza. Poi non ho smesso: ho semplicemente rallentato un po’ i ritmi, camminando con lui in pancia fino al parto. E quando è nato, abbiamo continuato a marciare in simbiosi, grazie alla fascia.
Step successivo, il passeggino: come è nata la passione per lo stroller running?
A giugno 2015 Tommaso aveva 3 mesi ed una nostra amica ci ha prestato il suo passeggino Janè (in soffitta da 9 anni), dicendoci: “So che lo distruggerete di km!”. Ragazzi, fin dalla prima vacanza in famiglia a Caorle, è stato proprio così!
A me e a Maurizio sembrava quasi impossibile correre ed avere il piccolo con noi! E da allora abbiamo continuato a farlo: nei nostri allenamenti, alle corse domenicali, nelle gite fuori porta del sabato, in vacanza. Ogni volta è un’esperienza stupenda e - soprattutto - estremamente naturale.
Tu podista, il tuo compagno ultrarunner: i “genitori comuni” potrebbero pensare che lo stroller running sia un’attività per i “fissati della corsa”. Cosa rispondi?
Che noi siamo assolutamente due genitori comuni, non siamo due campioni olimpici o due supereroi. Certo, abbiamo la passione per il podismo. Ma non è questo il punto.
Ve lo spiego con un esempio. Alle gare non competitive cui prendiamo parte e a quelle che contribuiamo ad organizzare con il Comitato Marciapadova, partecipano tantissimi podisti. Il movimento è in crescita, da noi come nel resto d’Italia. Tanti di questi podisti sono anche genitori, di bimbi molto piccoli o anche più grandicelli. Eppure, quelli che corrono con i loro figlioletti, in passeggino oppure a piedi, sono davvero pochi.
Non è una questione di quanto si sia preparati fisicamente o di quanto si sia appassionati di running. È più che altro una questione di approccio, di mentalità.
Che cosa consiglieresti a un podista amatoriale neo-genitore che volesse cimentarsi nello stroller running?
Innanzitutto di provare! Chiaramente è una corsa differente da quella che si pratica individualmente. È diversa la postura, è diverso l’appoggio, è diverso l’apporto delle braccia, è diversa la fatica, sono diversi i tempi.
Io quando corro con Tommaso in passeggino non tengo mai un’andatura superiore ai 5’30” al chilometro. Il mio compagno Maurizio se la cava meglio! Nell’ottobre del 2016 ha corso la mezza maratona di Padova ad una media dei 4’30” al chilometro. Ma lui ha già di partenza una preparazione e una forza diverse.
Eppoi, ovviamente, non tutti i percorsi sono adatti e praticabili con il passeggino. Però, con un minimo di cognizione, e di ricognizione, è assolutamente fattibile!
E invece ai genitori non sportivi? Suggeriresti la pratica della corsa con il passeggino?
Assolutamente sì, perché porta benefici da tutti i punti di vista: fa bene fisicamente, è gratificante, aiuta le neo-mamme a rimettersi in forma e a ritagliarsi momenti di benessere per se stesse stando comunque insieme al loro bambino; e i neo-papà a vivere attivamente un’uscita in famiglia.
Basta approcciarvisi come si farebbe con la corsa tradizionale: progressivamente, alternando qualche minuto di camminata a ritmo veloce con qualche minuto di corsa. Senza forzare, godendosi l’esperienza di condividere con il proprio piccolo un’attività sana, all’aria aperta, in mezzo alla natura, senza doversi per forza confinare tra lo smog cittadino e il caos di un centro commerciale.
Le prime obiezioni delle neo-mamme: e se lo devo allattare? E se lo devo cambiare?
Io ho iniziato a correre con Tommaso in passeggino fin da quando ero a casa in maternità! Facevamo meravigliose escursioni nella natura. Tommaso aveva fame? Nessun problema: mi mettevo su una panchina e tiravo fuori la tetta. E se non c’era la panchina? Mi sedevo per terra! Stesso discorso per cambiarlo.
Basta avere un minimo di spirito d’adattamento. Il resto lo mette la passione e il piacere per quello che stai facendo.
E poi, la madre di tutte le domande: e se al mio piccolo non piace stare in passeggino?
È la stessa domanda che mi ha posto l’altra sera una mia amica, mamma di un bimbo di 1 anno, mentre ci stavamo allenando. Le ho risposto facendole provare a spingere il passeggino con dentro Tommaso: si è divertita un mondo, ha completato l’allenamento così, ed ha compreso che anche per il piccolo può essere un’esperienza diversa e meno noiosa della classica passeggiata, perché gli stimoli sono diversi e destano in lui maggiore curiosità.
Poi è chiaro che ogni caso è a se stante. Io e Maurizio con Tommaso abbiamo trovato la formula vincente.
Ce la puoi svelare?
Il realtà non è un segreto, e non c’è niente di speciale! La domenica, quando corriamo una ventina di chilometri alle marce qui nel padovano, capita spesso che Tommaso si addormenti e gli tiriamo giù lo schienale.
Adesso però sta crescendo, ha più di 2 anni e l’argento vivo addosso, ma per quelle 2 orette continua a farsi spingere felice. Durante il tragitto parliamo, cantiamo, guardiamo gli animaletti, gli alberi, i fiori, salutiamo “gli zii” che corrono sempre numerosi con noi, e lui è diventato un po’ come la mascotte dei podisti, che ormai non ci conoscono più individualmente quanto piuttosto come i genitori di Tommaso!
Ogni tanto ci dice “manina!” e vuole la mano mia o quella del papà.
Poi, quando arriviamo al traguardo, io e Maurizio ci cambiamo a turno e facciamo giocare il piccolo, così che possa dare libero sfogo a tutte le emozioni accumulate lungo il percorso.
Noi ci siamo divertiti, lui anche. Siamo felici, e i risultati sono tangibili, dal punto di vista sia fisico sia familiare. Ci piacerebbe, soltanto, vedere più genitori “in spinta”, così da condividere anche con loro questa passione!
È il desiderio che accomuna tutti i testimonial del Babyrun Project.
Sono felicissima di farne parte anch’io. E sono certa che riusciremo a realizzarlo. Buono stroller running a tutti!
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