Un figlio che nasce. Il desiderio di continuare a praticare sport senza sottrarre troppo tempo di qualità al nuovo arrivato. La soluzione: correre con il bimbo in passeggino.
La storia che vi raccontiamo oggi è quella del torinese Luigi Cipollone, vincitore, lo scorso 4 giugno 2017, della quinta edizione di Babyrun Stroller Race: la corsa dei passeggini più grande d’Europa.
Luigi Cipollone e il piccolo Andrea tagliano il traguardo di Babyrun Stroller Race 2017
Trentotto anni, operaio turnista, appassionato di ciclismo e podismo, Luigi ha portato il piccolo Andrea, di 2 anni e mezzo, a tagliare per primo il traguardo di Piazza d’Armi, a Torino, sbaragliando la concorrenza di altri 493 piccoli in passeggino.
Una soddisfazione per il papà, che si è laureato, per questo 2017, come lo stroller runner più veloce d’Italia, facendo peraltro segnare un tempo di tutto rispetto: 5’50” per completare un percorso di circa 1.550 metri, per una media di 3’45” al chilometro (il che, spingendo un bambino già grandicello, e dunque non leggerissimo, non è poco)!
Un’emozione per mamma Alessandra, che con Luigi condivide la passione per la bicicletta, e che ha atteso al traguardo la sua coppia d’assi.
Ma soprattutto una grande gioia per il figlioletto, che dal canto suo ha incitato per tutta la gara il papà ad andare più forte.
Luigi Cipollone e Andrea con il patron di Babyrun Gianluca Palladino (a sx) e il presentatore Marco Pasquero (a dx)
Luigi, innanzitutto complimenti. Quanti allenamenti con il passeggino ci sono dietro a questa vittoria?
In realtà non tantissimi. Anzi, anche lo stesso podismo è una disciplina che non pratico da molto tempo. Più che altro, ho sempre amato le uscite in bicicletta. Diciamo che mi sono avvicinato con più frequenza alla corsa da 3 o 4 anni a questa parte.
Poi, però, è nato Andrea. E se già non era semplice conciliare gli allenamenti con i turni a lavoro, la voglia di stare con lui ha ridotto ulteriormente i tempi.
Così, ho trovato un compromesso. Con la mia compagna abbiamo deciso di acquistare un passeggino non estremo, ma comunque più sportivo di quelli tradizionali: il Jané Rider. E poco per volta ho iniziato ad alternare le sedute di running con quelle di stroller running.
Che sensazioni hai provato a correre con il passeggino? E tuo figlio, come vive quest’esperienza?
È un’attività piacevole, gratificante, che consiglio di provare. Chiunque ci si può avvicinare. Non occorre fare allenamenti chissà quanto lunghi o performanti. Lo spirito è semplicemente quello di condividere con il proprio bambino un’oretta di sport e benessere all’aria aperta.
Tu, genitore sportivo, fai nello stesso tempo due cose che ami: stai con tuo figlio e contemporaneamente ti alleni. Lui, il piccolo, si diverte, si guarda intorno, e sono convinto che in un certo senso apprenda anche la passione per l’attività fisica. Andrea, per esempio, mi sembra già predisposto per lo sport!
Eppure, non sono tanti, anche tra i podisti, i genitori che corrono con il passeggino…
Direi proprio di no. Pensate che quando esco ad allenarmi con Andrea, non andiamo in auto al parco per poi tirare fuori il passeggino, ma partiamo direttamente da casa. Ebbene, non potete immaginare quanti genitori, lungo il tragitto, mi guardano come fossi un marziano!
A che cosa è dovuto, secondo te, quest’atteggiamento?
A mio modo di vedere, c’è un problema a monte: sono ancora troppe, in Italia, le persone che non praticano sport neanche a livello amatoriale.
A questa tendenza si aggiunge l’apprensione. Io ho la fortuna di avere accanto una compagna che, come me, ha uno spirito sportivo. Invece, molti genitori italiani sono iperprotettivi nei confronti del loro bambino. E un’attività quale la corsa con il passeggino è vista con ingiustificato timore: “e se dovesse prendere freddo? E se dovesse essere troppo sballottato?”
È chiaro che con un passeggino classico, poco ammortizzato, quest’ultima evenienza è da mettere in conto. Infatti io consiglio di scegliere un modello apposito, più strutturato e ammortizzato. Ma anche chi non volesse o potesse acquistarlo, può sempre optare semplicemente per una camminata a passo veloce, all’interno di parchi o comunque su percorsi piani e poco accidentati.
Poi, c’è da mettere in conto un ultimo aspetto: spesso chi va a correre lo fa anche per staccare un po’ la spina. Per accantonare la routine quotidiana, le ansie lavorative, le incombenze di vita o familiari, e ritagliarsi un piccolo spazio solo per se stesso. Lo comprendo. Ma nulla osta alternare allenamenti in solitaria con quelli insieme al piccolo!
Luigi Cipollone, a sinistra, sul rettilineo di partenza di Babyrun Stroller Race 2017
La nostra speranza è che il Progetto Babyrun serva a vincere timori, diffidenza, e a far crescere, anche in Italia, la pratica dello stroller running. A proposito: aldilà della vittoria, tu come hai vissuto l’esperienza di Babyrun Stroller Race?
È stato bello poter condividere con Andrea un momento unico, che si può vivere poche volte nella vita, perché poi il bimbo cresce e in passeggino non ci sta più.
Lo abbiamo preparato insieme. Abbiamo fatto 3-4 allenamenti prima della gara. E poi, via tutta, con lui che ha partecipato, ha gridato, mi ha incitato ed ha esultato dalla partenza fino al traguardo.
Certo, l’emozione della gara è stata qualcosa di speciale. Ma lo stroller running è divertente anche nella quotidianità, sia per me sia per mio figlio, tanto è vero che molte volte è proprio lui a chiedermi “Papà, andiamo a correre con il passeggino?”. Come dirgli di no?!
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