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Vanessa, mamma stroller runner da 300 km al mese

Posted byGianluca Palladino - Babyrun Project on 05.19.19

Ogni mamma stroller runner è a proprio modo speciale. Lo è chi riesce a ritagliarsi magari solo un’oretta a settimana per andare a correre con il passeggino, pur di condividere con il figlioletto un’attività fisica sana e divertente all’aria aperta. E chi, come Vanessa Franchini, 33 anni, da Sommacampagna di Verona, dello stroller running ha fatto una vera passione, al punto da aver percorso già quasi 1.500 chilometri da inizio anno, spingendo la sua terzogenita Adelaide, di appena 7 mesi!

Una Laurea in Lettere moderne; un lavoro che negli ultimi 8 anni l’ha portata a gestire personale e negozi di un noto marchio di cosmesi; un compagno con cui convive da 14 anni e con il quale, oltre alla piccola Adelaide, ha altre due figlie: Vittoria, di 10 anni, e Ludovica, di 8; i più svariati interessi (ha frequentato perfino alcuni corsi come investigatore privato!). E, ovviamente, un amore viscerale per lo sport, che l’ha portata a praticare innumerevoli discipline prima di scoprirsi anche una super mamma stroller runner.

Come faccia a conciliare tutte queste attività e nel contempo a correre con il passeggino per una media di quasi 10 km al giorno? E quanto ha a che vedere tutto ciò con il suo definirsi “maledettamente ironica, instancabilmente disciplinata, equilibratamente irriverente”? Scopriamolo direttamente dalla voce di Vanessa Franchini.

Quando hai iniziato a praticare sport e che ruolo ha avuto nella tua vita?

Ho iniziato a praticare sport alle elementari, inizialmente per cercare di correggere la postura dei miei piedi. I bambini sono dolci quanto, alle volte, crudeli. Mi chiamavano “svergola” per il mio posizionare le mie dita verso l’interno del piede nel camminare.

Sicuramente la danza classica ed il tip tap mi hanno aiutato a correggere questa mia postura; la pallavolo nel ruolo di opposto ha rinforzato le mie ossa e aumentato la mia caparbietà; l’arrampicata mi ha fortificato il carattere insegnandomi che un dito allenato può sostenere tutto il mio corpo quindi è meglio metterlo in una posizione sicura; la difesa personale mi ha fatto abbassare i muri di diffidenza verso il mondo per aumentare la fiducia in me stessa.

Quando e come è nata, invece, la tua passione per il running?

Ricordo di essere sempre stata una persona che voleva arrivare tra i primi o vincere senza però declassare o imbrogliare. Prima media, corsa campestre, arrivai seconda. Dopo anni mi chiese l’amicizia su Facebook la ragazza che vinse quella gara, scrivendomi che era sicura fossi io perché quegli occhi non li dimenticava. Le ho risposto che neppure io mi ero dimenticata di lei: mi aveva “fregato” il primo posto!

Alle superiori arrivai sempre prima. Ma poi non andai mai al di la delle regionali. Partivo sempre troppo forte. Un po’ come ho sempre fatto anche con le persone…

La mia vera passione per il running però è cresciuta qualche anno fa: prima lo vivevo come un riscaldamento, un elemento collaterale allo sport di riferimento. Con il lavoro full time, la famiglia e le figlie, diventava impossibile seguire un corso il martedì alle 14 o il giovedì alle 20. Cosicché ho iniziato a spendere soldi in scarpe bruttine ma senza tacchi e reggiseni senza pizzetti ma con elastici grossi.

A correre potevo andare quando volevo, quando potevo e senza doverlo condividere necessariamente con qualcuno. Iniziai con un percorso che terminava con 250 metri di scalette in salita sterrata con una forte pendenza. La prima volta non arrivai a metà. Dopo qualche settimana, quando le salivo 6 volte di fila, iniziai a cambiare percorsi.

Il bello del running è che puoi fare tutti i giorni lo stesso percorso ed ogni volta è diverso. Da 5 km al giorno, sono arrivata ai dieci e pian piano il tempo calava. Contemporaneamente, ogni giorno cercavo di variare qualcosa, i miei pensieri, la musica, la strada. Sono partita tante volte con la fronte aggrottata e sono tornata con gli stessi problemi, ma con la fronte liscia e sudata.

Prima della nascita della tua piccola, come riuscivi a conciliare l’essere mamma già di due bambine, il lavoro e gli impegni extralavorativi?

Sono sempre stata una persona che faceva affidamento ad esterni solo per il lavoro. Cercavo di prendere i miei appuntamenti personali nei momenti in cui le bambine erano a scuola. Andavo a correre alle 5 o alle 6 della mattina, in modo da rientrare a casa, poter fare il saluto al sole, scaldare latte e biscotti e svegliare tutti ed essere serena. Attenzione: ciò non significa non arrabbiarsi o alzare mai la voce. Anzi, perdo tuttora la pazienza, ma cerco di trovare il buono in quello che ho e nel tempo che ho sfruttato non essendo nera con qualcuno.

Mi faccio aiutare nelle faccende domestiche, ammetto di non essere un ottima cuoca e ci scherzo sempre. Poi, quando un piatto mi riesce bene o qualche compagna di classe delle mie figlie mi ringrazia per il dolce più buono del mondo… beh, mi esalto pure io!

Poi, sei rimasta incinta: come hai reagito? Come ha inciso sulla tua vita sportiva? Hai continuato a svolgere attività fisica anche durante la gravidanza?

Mi sentivo pronta per la mia prima maratona. E poi ho avuto la notizia che aspettavo e cercavo. Ho smesso immediatamente in alcuni sport: funzionale, tennis , difesa personale. Per anni non avevo voluto una terza figlia. Pensavo che la mia vita fosse a posto, la mia famiglia ormai a numero chiuso. Invece si cambia. Invece sentivo di avere ancora amore da dare.

Da quando, alla undicesima settimana ho avuto dal ginecologo la conferma di quel battito nuovo e forte dentro di me, non ho più fatto né un salto né un addominale. Ho continuato a correre, ma il primo trimestre è stato scandito da forte stanchezza e nausea perenne, cosicché ho fatto un paio di mesi solo a camminare.

L’azienda per cui lavoro, come scelta ti mette subito in maternità, così mi sono goduta le mie figlie. Ogni giorno potevo scegliere quando camminare, facevo acquagym ed un corso specifico per gestanti e per la prima volta nella mia vita mi sono indirizzata verso lo yoga. Mi ha aiutato tantissimo nella respirazione nella corsa.

Ho corso sempre, fino al nono mese: ovviamente pochissimi chilometri e molto più lentamente. Ho fatto spinning (la mountain bike non la toccavo) fino a 3 giorni prima di partorire: Adelaide è nata di giovedì ed il corso era di lunedì! Ma non ho mai forzato. Mi allenavo solo quando non ero stanca.

Mentre eri incinta, progettavi già di correre con la tua bimba in passeggino?

Sì, progettavo già di correre con il passeggino. Lo progettavo per non togliere tempo a nessuno, per essere indipendente io. Ma non ero sicura del risultato.

Ho acquistato un passeggino a tre ruote da corsa consigliatomi da una mamma stroller runner: un modello basico, perché non sapevo se mi potesse piacere, come si trovava la bambina e se avrei avuto la forza di correre.

Dove ti sei documentata sullo stroller running e come ti sei attrezzata per praticarlo appena la tua bimba fosse stata sufficientemente grande?

Internet, con apposite pagine sportive, è stata la soluzione. Ho contattato mamme runners ed ho un personal trainer che mi aiuta nella postura. Ho acquistato il passeggino, accessori per avere sempre tutto dietro per la bambina, scarpe buone per me.

Sappiamo che sei partita subito forte, riuscendo a correre con il passeggino per più di 1000 km in questi primi mesi di stroller running: come fai?

Avere una bambina in salute già è una benedizione. La mattina metto nel marsupio la bimba, porto a piedi le altre due a scuola e poi colazione con qualche amica e camminiamo per 6-7 km o corriamo con il passeggino. Dipendo dagli orari dei pasti di Adelaide, quindi magari corro nuovamente dopo il suo pranzo o nel primo pomeriggio.

Ogni giorno ho nelle mie note determinate cose da fare. E tra queste c’è sempre correre e camminare. Essere ancora in maternità (mia figlia ha 7 mesi oggi) mi fa trovare del tempo fare stroller running entro le 16.

Quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato fino ad oggi nel correre con il passeggino?

La maggior difficoltà è la strada. Abito al centro del paese ma le vie sono piene di buche, i marciapiedi stretti ed è tutto un saliscendi. Io amo lo sterrato ma la stagione è ancora infangata, e spesso quando vado a correre con il passeggino mi blocco.

Sono seguita da un chiropratico e da un personal trainer per l’aspetto posturale, perché comunque la bimba pesa, il marsupio mi ha portato a sforzi a livello sia lombare che clavicolare. Ho fatto mesi che faticavo a respirare la sera sdraiata. Come ho smesso con il marsupio ho risolto il problema.

Pii, ovviamente, ci sono le esigenze della bimba, che non sempre è incline a stare sul passeggino. A volte non bastano tutti i giochi del mondo, a volte basta un goccio di succo e si addormenta!

E quanto alle reazioni di chi ti vede correre con il passeggino? Più sostegno, più ammirazione o più critica?

Ormai l’orecchio da cui esce il pensiero altrui è più largo ma, come mamma stroller runner ho ricevuto molte critiche. Cerco di dimenticarle. Soprattutto perché infondate, cattive, ignoranti.

Devo dire che sono molte anche le persone che si fermano per darmi sostegno ed esprimere ammirazione. Moltissime donne. Mi capita spesso che qualcuno mi dica: ma tu sei quella che va a correre con il passeggino! Io rispondo sempre sorridendo: si sono io quella pazza.

Guardiamo avanti: c’è qualche traguardo che terresti particolarmente a tagliare correndo con la tua piccola in passeggino?

Assolutamente si. Vorrei correre con il passeggino in qualche gara: magari una 10 km o una mezza maratona. Mi piacerebbe vedere altre mamme stroller runners correre con i loro piccoli

Sulla base della tua esperienza di questi primi mesi, quale consiglio ti senti di dare alle mamme e ai papà incuriositi ma forse ancora un po’ intimoriti dallo stroller running?

Credo che se i genitori ed i figli stanno bene ed hanno voglia di svagare la mente e macinare chilometri, magari una pista ciclabile è l’ideale come primo approccio allo stroller running. Fare ogni giorno qualche metro in più per avvicinarsi a casa può essere una valida strategia. Se una persona decide di andare a correre con il passeggino, significa che ha già da tempo la passione per il podismo. Certamente, è una sfida diversa: i tempi più lenti, le strade hanno molte barriere. Ma alla fine la sfida di un runner è sempre con se stesso.

Credi che l’Italia sia pronta a una diffusione ad ampio raggio dello stroller running? Che cosa pensi dell’attività di promozione di questa disciplina svolta da Babyrun?

Io da amante dello sport vorrei davvero che l’italia fosse davvero pronta allo stroller running. Vedo pochissimi gruppi su Facebook e nessuno vicino a me. Invece, purtroppo, non solo correre con il passeggino, ma lo sport in generale con il neonato viene visto ancora con molti dubbi e perplessità.

I paesi nordici sono molto più avanti di noi da questo punto di vista. I neonati giocano e vivono perennemente all’aria aperta. Un conto è vivere al freddo, un altro prendere freddo. Spesso stare in casa, imbottire i bambini non serve poi a molto. Noi stessi, dentro quattro mura, con dei neonati diventiamo impazienti.

Babyrun aiuta non solo a promuovere lo stroller running ma anche a condividere le scelte e le vite di molti genitori. Facendo sembrare meno “pazza (!)” una mamma stroller runner. Una mamma che va a correre con il passeggino!

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Category: Personaggio del mese Tags: correre con il passeggino, mamma stroller runner, stroller running

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