Promossa per il numero di appassionati che anche quest’anno è riuscita ad aggregare. Bocciata, invece, dal punto di vista gestionale. Quella della Stramilano edizione 2019 è una pagella con più ombre che luci.
La Stramilano delle polemiche
Tanti, tantissimi i runners che hanno lamentato, attraverso i canali social della manifestazione, pesanti disservizi su aspetti non propriamente marginali: dalla distribuzione dell’acqua e delle spugne lungo il percorso, risultata carente; alle code inenarrabili per accedere al ristoro finale - peraltro, anch’esso definito esiguo -; al presidio inadeguato degli incroci stradali.
Risultato? Una scia di polemiche feroci, e organizzazione dell’evento, inevitabilmente, nell’occhio del ciclone. Perché - si è detto - la partecipazione record di 60mila podisti (compresi gli 8mila della half marathon) non può essere, al contempo, un fiore all’occhiello e un alibi. Tanto più per una corsa prestigiosa e collaudata, che l’amministrazione comunale, peraltro, avrebbe voluto fungesse da biglietto da visita olimpico per il capoluogo lombardo.
Ora se la città, con la Milano Marathon alle porte, ha l’occasione, ma anche l’onere, di un rapido riscatto, per la Stramilano ci sarà invece qualche mese di tempo in più per ragionare sugli errori commessi e presentarsi all’edizione 2020 con gli opportuni correttivi. Decidere se tornare a dare fiducia all’evento spetterà, poi, ai podisti, magari una volta placatasi la delusione per una piacevole e divertente giornata di sport che per molti non è stata tale.
L’esperienza negativa di Ylenia e Walter
In questo novero rientrano anche due rappresentanti del Babyrun Stroller Running Team: i lecchesi Ylenia Franco e Walter Marchetti, per i quali festeggiare il compleanno di Walter alla Stramilano è un appuntamento fisso; una tradizione che quest’anno avrebbero voluto rendere ancora più speciale correndo con la figlioletta Camilla, di un anno e mezzo, in passeggino.
“In origine avremmo voluto iscriverci alla half marathon - spiega Ylenia -. Ma l’organizzazione ci ha risposto che non sarebbe stato possibile, per motivi di sicurezza legati alla natura del percorso, all’alto numero di partecipanti e ai tempi di percorrenza; invitandoci, quindi a prendere parte alla 10 km”.
Ylenia e Walter si adeguano. Ma - ironia della sorte - la bolgia presente sul percorso, ovviamente molto più affollato di quello della mezza maratona, si rivela un limite a quella stessa sicurezza che gli organizzatori avrebbero voluto garantire. E di certo non perché la coppia lecchese abbia un passeggino al seguito.
“Da veterana di quest’evento e delle corse in generale - continua Ylenia - sapevo che sarebbe stata dura trovare un minimo di spazio. Ma quest’anno la gente presente era davvero troppa. Dopo lo start, per più di un chilometro abbiamo solo camminato. Poi, quando io e mio marito, come facciamo sempre, avremmo dovuto metterci d’accordo per alternarci con lo stroller effettuando metà percorso ciascuno, ci siamo letteralmente persi di vista e non è più stato possibile ritrovarci fin dopo il traguardo, e solo grazie a un runner che mi ha prestato il cellulare, perché io non lo avevo con me. Alla fine, papà Walter ha spinto Camilla camminando, senza poter fare un solo passo di corsa in 10 chilometri. Io, invece, perfino senza passeggino ho potuto al massimo corricchiare, dovendo spesso salire sui marciapiedi e facendo lo slalom tra cani e pedoni indisciplinati”.
Ylenia, Walter e la piccola Camilla in passeggino tra la bolgia della Stramilano 2019
Insomma: niente a che vedere con quella bella esperienza di running familiare che Ylenia e Walter avevano immaginato. Perché non è stato running. E perché non lo si è fatto in famiglia.
“Va bene tutto - conclude amaramente la podista lecchese -. Però perlomeno non chiamassero in causa una sicurezza che, aldilà del disservizio ai ristori, ci sarebbe stata garantita maggiormente se ci avessero fatto prendere parte alla 21 km. Sia ben chiaro: io sono la prima a sostenere le manifestazioni podistiche che aggregano anche coloro i quali non fanno abitualmente running. Però, forse, a chi come noi, pur senza uno spirito chissà quanto competitivo, vorrebbe comunque correre, magari anche spingendo il passeggino, andrebbe contemporaneamente assicurata tale opportunità”.
Per Ylenia e Walter, resta comunque anche qualche ricordo positivo: il lancio dei palloncini colorati; e lo stupore di Camilla, che rispetto all’ultima uscita podistica ufficiale, datata ancora 2018, è visibilmente cresciuta e vive l’atmosfera della corsa in modo più attivo.
Quanto allo stroller running, un numero crescente di praticanti, le loro prestazioni sportive spesso ragguardevoli, e la stessa apertura ufficiale della Fidal, non sembrano ancora sufficienti ad emanciparlo da quell’etichetta un po’ anacronistica di attività esclusivamente ludica e da tapascioni, da relegare alle short distance races, possibilmente non competitive.
La strada da percorrere, in Italia, è ancora lunga. Tanto più spingendo un passeggino.
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