Squalificato per aver corso con il passeggino. Di solito, il personaggio del mese di Babyrun è un genitore o un nonno che ci spiega quanto sia sano, educativo e piacevole praticare stroller running. Questa volta, la nostra copertina è invece appannaggio di un papà che non si spiega (e al quale non è stato spiegato) perché non fosse autorizzato a farlo.
Perlomeno alla Mezza Maratona di Cagliari dello scorso 3 dicembre, dove, appena tagliato il traguardo (in 1h:36′:41″) dopo aver spinto la figlioletta Aurora per 21 chilometri e 97 metri, Luca Mattavelli, 39 anni, podista della Runners Desio, si è visto sventolare sotto il naso il proverbiale cartellino rosso da una solerte giudice di gara.
Risultato: nome e tempo depennati dall’ordine d’arrivo ufficiale. E, conseguente, polverone social. Perché in breve, complice un post pubblicato da Luca sul suo profilo Facebook semplicemente per esternare la propria amarezza, la vicenda è diventata un caso.
Ripresa da testate giornalistiche e commentata da blog di settore, la squalifica del runner lombardo è presto sfociata nel consueto muro contro muro virtuale: da una parte gli integralisti del podismo competitivo e del rispetto di un non meglio precisato regolamento (dato che ad oggi siamo anche noi in attesa di una interpretazione ufficiale della Fidal, già sollecitata telefonicamente e via mail); dall’altra i simpatizzanti del papà runner e di un mondo della corsa che sappia coniugare la serietà organizzativa e la programmazione (anche) federale, con l’apertura alle nuove tendenze, con l’effettiva promozione dello sport, e pure con la coerenza, sia dei messaggi veicolati (si veda l’esempio della RunCard Fidal e della pagina appositamente dedicata allo stroller running) sia delle direttive impartite (dato che nello stesso circuito Fidal, a corse diverse corrispondono, spesso, atteggiamenti diversi, anche nei confronti dello stroller running).
Luca Mattavelli all’arrivo della mezza maratona di Cagliari. Pochi minuti dopo, sarebbe stato squalificato per aver corso con la piccola Aurora in passeggino
E in mezzo ai due schieramenti? Luca, che altro non voleva che celebrare il weekend di vacanza in Sardegna con una bella esperienza sportiva da vivere in famiglia; la sua compagna Tania, anche lei podista, che ha condiviso con lui la fatica della mezza maratona e la sorpresa per il verdetto finale; e la piccola Aurora, che per i suoi 3 anni, che compirà a giorni, il 20 dicembre, magari meritava un regalo migliore. Ma che, a prescindere dall’esito della corsa, si è comunque goduta la mattinata, il paesaggio, il percorso. Forte di un imprinting al running che ha praticamente dalla nascita. Anzi, da prima. Come ci racconta il suo papà.
Luca, tuo malgrado sei diventato un’icona per gli stroller runners italiani, che peraltro sono sempre di più…
L’ho notato anch’io. E peraltro, credo sia una ragione in più per cui la Federazione potrebbe e dovrebbe fare qualche ragionamento di prospettiva su come consentire e regolamentare la loro partecipazione alle gare podistiche competitive. È sempre più frequente imbattersi in mamme e papà che corrono con il bimbo in passeggino. E, certamente, se ne vedono molti di più di quando ho iniziato a farlo io, appena 3 anni fa.
A proposito, come è nata questa tua passione per lo stroller running?
In realtà è stato tutto molto naturale. Io e la mia compagna Tania amiamo entrambi lo sport. Io pratico il running dal 2009, e lei è forse anche più costante di me, tanto che ha continuato a correre e nuotare - ovviamente a ritmi differenti e sotto supervisione medica - per tutta la gravidanza, e addirittura fino al giorno stesso del parto, per poi rimettersi in movimento appena 15 giorni dopo l’arrivo di Aurora, malgrado il cesareo.
Tania con Aurora in passeggino
Da lì allo stroller running il passo è stato breve. Con la nascita della piccola abbiamo pensato che sarebbe stato bello condividere con lei questa nostra passione. E ci siamo fiondati sul web alla ricerca di informazioni e del passeggino giusto, che abbiamo poi individuato nell’inglese Outnabout Nipper Sport .
Quindici giorni dopo eravamo già fuori tutti e 3 insieme per un primo giretto di prova: poco più che una camminata a passo veloce!
Quando, invece, la prima uscita ufficiale in una corsa?
Non è passato molto tempo. A marzo 2015, quando Aurora aveva appena 3 mesi, ho partecipato con lei in passeggino alla Vercelli Run: una mezza maratona, guarda caso, del circuito Fidal. In fondo, è stato anche un piccolo test per capire come potesse reagire la piccola. Siamo con lei tutto il giorno. Sappiamo quando sta bene, quando è serena. E in ogni caso ci siamo sempre consultati con la pediatra.
Ma forse neanche noi ci aspettavamo che potesse trovare così piacevole e confortevole l’esperienza di essere spinta di corsa nel passeggino. Invece, Aurora ha praticamente ronfato dalla partenza all’arrivo, svegliandosi soltanto dopo il traguardo, quando mi sono fermato e le ho sollevato il teletto antipioggia per farle scattare una foto.
Esame superato ed esperienza da ripetere, quindi: a quante altre corse avete partecipato con il passeggino?
Fino ad ora a una decina. Sempre tra quelle del circuito Fidal ricordo la Alpin Cup (mezza maratona) al Parco Nord di Milano nel mese di novembre 2015 e la mezza maratona a Busseto, a febbraio 2016. Poi, a dicembre 2016 la 31Run Milano (una mezza maratona all’americana). E ancora, alcune 10 chilometri: 2 volte la Strabareggia di Lissone, una volta la Blue Smile di Vimercate; e alcune “tapasciate”.
Luca, Tania e Aurora all’arrivo della mezza maratona Alpin Cup nel novembre 2015
Una sola volta, però, il tuo nome è stato inserito tra gli squalificati: alla “Cagliari Respira” dello scorso 3 dicembre. Ci racconti come è andata?
Come in altre occasioni, io e Tania abbiamo deciso di abbinare un weekend fuori porta ad una corsa podistica, e abbiamo scelto la Mezza di Cagliari, con l’intento di parteciparvi con Aurora in passeggino. Quando lo facciamo, naturalmente, non c’è alcuna ambizione di tempo o di piazzamento: solo la voglia di stare insieme e divertirci, senza creare disagi, ostacoli o pericoli agli altri podisti. Infatti, in partenza ci siamo posizionati in coda al gruppo.
Abbiamo prestato la consueta, particolare attenzione ai primi chilometri, quando il gruppo è ancora molto compatto e gli spazi sono più stretti, tanto più spingendo uno stroller. Poi il plotone si allunga, e ci si può rilassare maggiormente, con un ulteriore vantaggio: ci si gode davvero il percorso, le sensazioni, senza stare a guardare in continuazione l’orologio come quando si corre da soli e magari si spinge al massimo. È stato tutto bellissimo fino al traguardo, quando mi si è avvicinata una giudice Fidal e mi ha sventolato il cartellino rosso, squalificandomi.
Immaginiamo l’incredulità e l’amarezza. Che cosa ti è rimasto di quest’esperienza?
In realtà la corsa è stata molto piacevole. Bello il percorso, ottima l’organizzazione. E stupendo il clima che abbiamo respirato con gli altri podisti. Correre spingendo il passeggino è una pratica in crescita ma non ancora così diffusa, quindi colpisce sia il pubblico sia i partecipanti.
Chi guarda, non soltanto si diverte, ma capisce che sei tu il primo a divertirti, e con te la tua bambina. Ormai, peraltro, Aurora è una “veterana”: quel movimento, che conosce fin da quando era nella pancia della mamma, lo trova normale, abituale, e anzi, a dispetto della linea sportiva, considera il passeggino da corsa molto più comodo di quello da “passeggio”.
Con gli altri runners, invece, si fa gruppo, ci si scambiano battute, ci si aiuta a vicenda ad affrontare i chilometri: si vive lo spirito sano e pulito dello sport vero. Ed è questo che mi è rimasto della Mezza di Cagliari.
Però, questa corsa sarà ricordata soprattutto per la tua squalifica. E per l’eco che ne è scaturita.
Non avevo nessuna intenzione di sollevare tutto questo polverone. Né tanto meno, come ha insinuato qualcuno, ero in cerca di notorietà. Mi sono limitato a scrivere sul mio profilo Facebook quello che pensavo circa la decisione presa dalla Fidal, che ho giudicato “pessima” e che continuo a ritenere sbagliata. A quel punto, forse era inevitabile che si formassero sui social due schieramenti contrapposti, e che ne venisse fuori una piccola polemica.
Ma a posteriori, dico che forse è meglio così. Ben venga quello che è successo se servirà ad aprire un dibattito su una questione che inevitabilmente merita di essere affrontata con chiarezza ed uniformità.
Il mondo del running è in evoluzione. Lo stroller running sta iniziando a farne parte a pieno titolo. E il ruolo di una Federazione che intende davvero promuovere la pratica sportiva non può essere semplicemente quello di arroccarsi sui regolamenti esistenti, posto il fatto che non mi è stato ancora comunicato quale articolo vieti di correre con il passeggino in una manifestazione competitiva su strada.
La tua società sportiva di appartenenza ha sostenuto questa tua posizione?
Mi limito a dire che, francamente, mi sarei aspettato un maggiore supporto. Sono invece contento e lusingato del fatto che, a quanto ho letto in un’intervista, il presidente della Fidal Lombardia avrebbe affermato di non condividere la decisione presa dai giudici sardi. Forse è un primo piccolo passo verso una qualche apertura nei confronti dello stroller running.
Cosa ne penseranno quei podisti che sui social hanno definito “giusta” la tua squalifica?
Credo che ognuno sia legittimato ad esprimere il proprio parere, come d’altronde ho fatto io. E qualora mi sarà sottoposto l’articolo del regolamento che avrei violato correndo con il passeggino, sarò disposto a fare mea culpa, perché, anche qualora andassero cambiati, se i regolamenti ci sono vanno rispettati.
Al tempo stesso penso anche che nelle corse competitive pochissimi dei partecipanti pratichino il podismo a livello agonistico. La stragrande maggioranza sono amatori di più o meno buon livello. I quali, se vivessero la passione per la corsa in una maniera più serena e rilassata, forse capirebbero che un passeggino in gara non dà loro, assolutamente, nessun fastidio.
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