Conciliare lavoro, famiglia, passione per la corsa è un’impresa ardua ma non impossibile, come testimonia il nostro personaggio del mese, Corro Ergo Sum, al secolo Dario Marchini, designer e giornalista di Gessate (MI). Dario e sua moglie Chiara non solo amano la corsa ma sono convinti sostenitori dello stroller running. In particolare, Dario ha all’attivo diverse partecipazioni a corse, accompagnato dal piccolo Tommaso di 20 mesi che non si limita a fare il tifo per papà, ma lo accompagna lungo tutto il percorso… comodamente allacciato alle cinture del suo passeggino!

Dario, giornalista e runner: quale delle due anime prevale?
Pratico sport da sempre, forse ancor prima di andare alle elementari. Quel che mi ricordo bene è che da piccolo odiavo correre, troppa fatica. Poi durante il liceo qualcosa è cambiato e correre è diventato facile. Non ho mai praticato atletica (nessuno me lo ha mai suggerito peraltro) ma correvo ai Giochi della Gioventù per la mia scuola. Mezzofondo e cross (con la velocità non ho mai avuto un buon feeling). Durante l’università ho proseguito l’attività agonistica su altri campi, corricchiando solo per tenermi in forma.
Dopo i trent’anni ho scoperto invece il vero piacere di correre, e ben presto mi sono dedicato solo a quello. Prima qualche uscita vicino a casa, poi le tapasciate domenicali con gli amici, fino ad arrivare alla maratona, nel 2007. Tagliando quel traguardo è scoppiato il vero amore.

Avevo già iniziato a scrivere una sorta di diario dei miei allenamenti, per avere memoria di sensazioni, tipologie di allenamenti etc.. Poi, per il mio lavoro (sono anche designer), ho avuto la necessità di dover imparare ad utilizzare i primi CMS e ne ho approfittato per fare pratica creando il mio sito personale, Corro Ergo Sum. Poco alla volta, da semplici post di qualche riga ho iniziato a raccontare la mia storia quotidiana di runner attraverso articoli sempre più completi. Ho iniziato ad avere un seguito e lo stimolo, sia nello scrivere che nel correre, è cresciuto.
Mi è sempre piaciuto leggere e scrivere, ma non avevo mai pensato di farne una professione. Invece, nel 2013, ho avuto la possibilità di iniziare a collaborare con Runner’s World e in poco tempo sono diventato giornalista. Oggi, passione e lavoro (collaboro anche nell’organizzazione di eventi podistici) sono diventate la stessa cosa.
Torniamo al progetto Corro Ergo Sum. Innanzitutto: perché l’hai chiamato così?
Nonostante non sia mai stato il primo della classe a scuola, il latino mi ha sempre affascinato. Inconsciamente quando ho dovuto cercare qualche nome particolare (ad esempio per i nickname in rete) sono sempre ricaduto sul latino. Così quando ho dovuto pensare ad un nome per il sito è stato abbastanza semplice decidere. Corro Ergo Sum.“Corro quindi esisto”, che incarna e sintetizza la vera passione per la corsa. Semi-citazione del “cogito ergo sum” (penso quindi esisto) di Cartesio. Con le scarpe ai piedi ci sentiamo improvvisamente liberi, vivi. Grazie ad un gesto così semplice e allo stesso tempo così naturale (correre come pensare) realizziamo tutto d’un tratto di esserci. I problemi e le preoccupazioni, anche solo per un’ora, ci scivolano via veloci sulla pelle, ce li lasciamo alle spalle e non ci possono più raggiungere. E siamo solo noi stessi.
Ho dovuto anche fare un po’ di ricerche per essere sicuro che fosse grammaticalmente corretto (il latino più arcaico direbbe “curro” e non “corro”) ed ho avuto il benestare dalla mia vecchia professoressa di latino del liceo!
Quando ho iniziato a scrivere non era ancora scoppiato il boom di blog e influencer di oggi. Anche Facebook era agli albori e Instagram nemmeno esisteva.

Io sono forse rimasto uno dei pochi a scrivere davvero un blog, anche se preferisco definirlo “sito” per non cadere in un calderone che ha preso un’ottica negativa. Io racconto la mia esperienza. Racconto quello che faccio, i miei allenamenti, le gare a cui partecipo, le emozioni che provo, quello che vivo grazie alla corsa.
In tanti pensano che i blog siano ormai uno strumento delle aziende che commissionano articoli semi-pubblicitari. Beh, per me non è così. Se parlo di scarpe, di sportwatch, di passeggini, di gare lo faccio perché è inerente alla mia esperienza, per condividere le mie conoscenze con altre persone che mi seguono o cercano informazioni in rete. Non perché me l’hanno commissionato. E poi tutto quello che scrivo è strettamente personale, una mia opinione, che non necessariamente deve essere quella giusta.
Da chi è composto, oggi, il tuo pubblico?
Come già detto, quando ho iniziato a scrivere l’ho fatto semplicemente per me. Per tenere memoria dei miei allenamenti, delle sensazioni, dei progressi. Poi ho capito piano piano di poter diventare un esempio positivo. Amici che non avrebbero mai pensato di poter correre neanche un chilometro, col tempo si sono appassionati fino ad arrivare a correre la maratona. Hanno cominciato ad arrivare i primi lettori “sconosciuti”. In tanti hanno iniziato a contattarmi per avere consigli, aiuto, semplicemente per dire la loro o per ringraziarmi.
Con l’avvento dei social, la crescita è diventata poi esponenziale. La visibilità è aumentata, come è aumentato il numero degli “amici” che ogni domenica mi capita di incontrare in tutte le manifestazioni. Parliamo di ragazzini giovani alle prime armi o di tapascioni ormai con qualche anno in più; mamme e papà che vogliono correre insieme, ma anche trentenni con la voglia di migliorarsi ogni giorno di più.
Sicuramente per un quarantenne è più facile ritrovarsi in quello che scrivo di personale, ma non è solo questo quello che cercano. C’è chi ha poca esperienza e chiede un aiuto per preparare una dieci chilometri o una mezza maratona, o chi è appassionato di accessori e vuole sapere di più di un dato modello di scarpe o di gps. E sono in tanti quelli che magari hanno solo bisogno di uno stimolo per iniziare a correre o cercano una parola di conforto perché fanno fatica ad accettare o a riprendersi da un infortunio.
Io ho corso la mia prima maratona in 4h 02′ (pesavo 78 kg). Oggi la corro sotto le tre ore (pb 2h 51′). Se l’ho fatto io, lo può fare chiunque.
Da quando è nato tuo figlio, hai iniziato a parlare anche di stroller running. Come è stato il tuo approccio a questa disciplina?
Lo stroller running è stata la logica conseguenza degli eventi. Con Runner’s World stavamo cercando all’epoca qualcuno, tra collaboratori e amici, che potesse aiutarci a scrivere un articolo sulla corsa con il passeggino. Dopo qualche mese, nel 2016, è arrivato Tommaso. È stato automatico che mi occupassi io in prima persona dell’argomento. Quale migliore occasione?

Ho solo dovuto aspettare ancora qualche mese (la prima vera corsa l’abbiamo fatta dopo quattro mesi) perché fosse abbastanza grande per sopportare gli inevitabili sbalzi del passeggino. Nel frattempo ho cercato notizie in rete su come svolgere al meglio l’attività, sia per il bambino (la posizione, il suo sviluppo…) sia per me (la postura da mantenere in corsa, la velocità, i record già raggiunti…). In Italia la letteratura non era poi molta, rispetto a paesi più avanzati da questo punto di vista come quelli del nord Europa.
Su Runner’s World ne abbiamo parlato in maniera decisamente più tecnica, analizzando e testando gli stroller a disposizione, mentre su Corro Ergo Sum ho sempre raccontato la mia esperienza in prima persona, il rapporto papà-figlio, il suo divertimento, dando qualche consiglio a chi volesse cimentarsi nella disciplina e non la conoscesse troppo bene.
Da papà è più difficile avere un seguito riguardo ai bambini. Di solito sono le mamme che se ne occupano e sono sempre loro che, dopo il parto, cercano il modo di tornare in forma stando insieme al proprio figlio. Noi ne abbiamo approfittato per correre insieme, tutti e tre. Chiara, mia moglie, per ritornare più forte di prima, io e Tommaso per lanciare un nuovo messaggio a tutti i neo-genitori. E la risposta non si è fatta attendere, grazie soprattutto alla visibilità nelle varie manifestazioni a cui abbiamo partecipato. Abbiamo incontrato tante altre coppie vogliose di iniziare questa nuova avventura sportiva e in tanti mi hanno scritto per avere consigli sugli stroller o il modo in cui utilizzarli.
Da allora hai partecipato a diverse gare con Tommaso in passeggino…
Come detto le prime uscite le abbiamo fatte dopo i primi quattro mesi di Tommaso. Per utilizzare uno stroller da corsa è necessario che il bambino abbia sviluppato i muscoli del collo per sopportare il movimento verticale del passeggino. Dopo qualche allenamento tutti insieme lungo la ciclabile del Naviglio, abbiamo deciso di fare la prima uscita ufficiale alla DeeJay Ten di Milano. Non nego di essere stato un po’ teso perché non sapevo quale potesse essere la reazione di Tommaso alla ressa, alla lunghezza del percorso, ai sobbalzi. Un conto è correre vicino a casa su una strada tranquilla, un conto è farlo in mezzo a migliaia di persone in centro a Milano. Per me, per noi (e come per qualsiasi altro genitore), la priorità è sempre il suo star bene.
Ci siamo messi in fondo alla prima griglia di partenza e con calma abbiamo preso il via. Inizialmente ho avuto qualche difficoltà a correre per la mancanza di spazio, ma dopo il quarto chilometro ho potuto liberare i cavalli. Per Tommaso invece è stata una mattinata di tranquillo riposo per tutti e dieci i chilometri di gara. Tante preoccupazioni che si sono rivelate poi insensate.
Seconda esperienza dopo qualche mese alla Scarpa d’Oro di Vigevano, sempre nella non competitiva di dieci chilometri. Abbiamo lasciato che la mamma facesse la sua gara di ventuno e ancora una volta ci siamo posizionati in fondo alla griglia di partenza. Stesso copione della DeeJay Ten. Tommaso ha dormito alla grande cullato dagli ammortizzatori del Thule Glide, mentre io ho faticato nei primi chilometri per poi correre tranquillamente quando gli spazi si sono allargati. La grossa differenza l’ha fatta il pubblico, sopratutto in centro città, dove si sono susseguiti i commenti più disparati, da chi è rimasto sbalordito vedendo un papà-runner spingere un passeggino con un bimbo così piccolo (all’epoca Tommaso aveva 10 mesi), a chi ci ha incitato a più non posso, a chi pensava alla sofferenza (?!) del “povero” bambino (dormiente) costretto a correre per dieci chilometri.

Dopo le prime due esperienze alle non competitive mi è poi venuta voglia di mettermi alla prova in una gara vera. E l’occasione l’ho avuta alla Lierac Beauty Run di Milano. Grazie alla richiesta di Thule e alla collaborazione con RCS sono riuscito a prendere il via nelle prima posizioni di partenza ed a fare subito gara vera. La nostra prima vera corsa con il passeggino. La differenza però questa volta l’ha fatta Tommaso che, ormai a 13 mesi, ha vissuto la corsa in prima persona. Differentemente dalle altre volte è sempre rimasto sveglio interagendo sia con me che con il pubblico presente.
La mia preoccupazione prima di partire era legata ai lastroni del centro di Milano che presi con velocità avrebbero potuto dargli fastidio. Ma ancora una volta mi sono sbagliato, perché ad ogni sobbalzo si è eccitato sempre di più, volendo andare ancora più forte. La cosa più bella è stata però vederlo interagire con gli spettatori, rispondendo agli applausi e ai saluti con altri applausi e gridando sorridente. Non posso negare di essermi divertito. E emozionato. Vederlo così contento è stato uno stimolo in più anche per me. E poi finalmente ho potuto correre davvero (ho chiuso in 39′ 22”), provando una nuova inedita ed emozionante sfida.
Foto LaPresse - Stefano Porta
L’ultima corsa ufficiale è stata poi ancora all’ultima edizione della DeeJay Ten, sempre a Milano, dove per la prima volta abbiamo corso tutti e tre insieme anche in gara, seppur non competitiva.
La cosa più bella per me è vedere come ogni volta sia un’esperienza diversa, con Tommaso che crescendo mostra sempre approcci differenti e reazioni (positive) inaspettate. Ormai quando vede qualcuno correre è normale che lo indichi e gli batta le mani.
La domanda che i genitori meno sportivi e anche i runners più “tradizionali” si pongono è: perché lo fai?
Non avrei mai pensato di correre spingendo un passeggino fino a quando non mi sono ritrovato ad essere padre.
Perché lo faccio? Perché quando ami qualcuno semplicemente vuoi fare con lui (con loro) tutto quello che ti piace. Correre e vedere tuo figlio contento di essere insieme a te a farlo è la cosa più bella del mondo. A qualcuno potrebbe sembrare egoista. Vero. Ma ci avete visti correre insieme? Se mai un giorno Tommaso dovesse lamentarsi o non volerlo fare, non ci sarebbe alcun problema. Scenderebbe, come tutti i giorni scende dal suo passeggino “da passeggio”, quando giriamo per la città e preferisce camminare o stare in braccio. Anzi, ormai è raro che lo si veda lì seduto. La stessa cosa però non succede quando sale sul passeggino da corsa. Perché? Semplicemente perché gli piace.
In realtà sono due le reazioni che ho riscontrato. Divertimento, come già detto, soprattutto da quando è diventato più grande ed ha cominciato a reagire alle situazioni ed al comportamento degli altri. Rilassamento, quando è più stanco e si addormenta beato anche se le ruote del passeggino girano sotto i 4’ al chilometro. Ultimamente ogni volta che ci prepariamo e scendiamo in cantina per prendere un Thule (abbiamo anche il modello Chariot che si può agganciare alla bici come carrello) è sempre emozionato e non vede l’ora di salirci. Migliore risposta credo non possa esserci.
Ritieni che lo stroller running sia un’attività appannaggio dei podisti che diventano genitori (o nonni) oppure che sia alla portata di tutti?
Lo stroller running è un modo semplice e alla portata di tutti per fare attività fisica insieme al proprio bimbo e, volendo, con tutta la famiglia. Non c’è nulla di più semplice che correre, ce lo insegnano i bambini stessi appena iniziano a muovere i primi passi. Certamente chi già ha praticato il running prima di avere un figlio è avvantaggiato rispetto a chi vuole intraprendere questa nuova disciplina partendo da zero. Correre è faticoso facendolo da soli, lo diventa ancora di più spingendo venti chili (e più) su tre ruote.
Ma può essere un buono stimolo per la mamma che vuole ritornare in forma dopo la gravidanza e non riesce a trovare il tempo per fare anche attività sportiva, basta trasformare la passeggiata quotidiana in una corsa sempre più performante. È anche un modo semplice per trovare dei momenti per tutta la famiglia di stare insieme all’aria aperta facendo sport. E perché no, la motivazione giusta per iniziare a fare quell’attività fisica che per tanti anni era stata lasciata in secondo piano.

Ma, come per ogni attività che comporta dell’impegno, non va presa sotto gamba. È necessario innanzitutto fare un passo alla volta, consapevoli del proprio livello, cercando di aumentare il carico di chilometri, di impegno e di velocità poco alla volta. E imparare a farlo nel modo corretto. La postura è fondamentale: correre spingendo con un solo braccio alternando destro e sinistro, verificare la corretta altezza della maniglia di spinta, utilizzare passeggini progettati per il running, con ruote grandi, ammortizzatori e freni manuali. Senza dimenticarsi che all’interno si trova un bambino, che deve essere considerata la priorità assoluta su tutto il resto.
Chi pensa allo stroller running immagina di vedere sfrecciare mamme e papà vestiti da supereroi. Ma la realtà è ben diversa. Prima di diventare top runners bisogna padroneggiare tecnica e fatica. Magari iniziando con l’alternanza di corsa e cammino, come si fa nel running, per poi passare a sforzi più prolungati ed allenamenti più intensi. Ricordiamoci che lo facciamo per stare bene noi e per far star bene i nostri figli. Solo dopo viene tutto il resto.
In ogni caso, sia gli agonisti sia i profani che si stanno avvicinando alla corsa con il passeggino sono in aumento anche in Italia. Hai avuto anche tu questa sensazione?
Ormai è abitudine da qualche anno vedere corazzate di mamme e papà (più mamme in realtà) con il passeggino chiudere le fila di ogni manifestazione podistica, dalle tapasciate, alle family run, alle dieci chilometri. Ancora più facile incontrarne nei parchi cittadini. Anche se la maggior parte di loro lo fa semplicemente camminando e usando passeggini classici che con il running hanno poco a che fare. Ma come è ormai usuale nei paesi del nord Europa, si sta diffondendo anche da noi la pratica dello stroller running, spinto dall’aumento esponenziale dei praticanti della corsa. Soprattutto nelle manifestazioni non competitive più conosciute (come la Stramilano o la DeeJay Ten) è facile incrociare papà e mamme (un po’ meno) con una marcia in più, che slalomeggiano tra i runners tradizionali.
Proprio in uno dei villaggi expo di queste manifestazioni ho notato case costruttrici promuovere i loro prodotti e molta gente incuriosita e interessata al loro utilizzo. Secondo me è tutta una questione di abitudine. Tanta gente è frenata dall’utilizzo dei passeggini da corsa, dal fatto di non conoscerli e di non essere abituati ancora a vederne numerosi su strade ciclabili. Lo testimonia il fatto che ogni volta che usciamo lungo il Naviglio con Chiara e Tommaso, in tanti ci guardano sbalorditi e increduli. Ma più aumenterà la diffusione, più i neo genitori decideranno di infrangere questo tabù. E’ solo una questione di tempo.
Anche in quest’ottica, come hai accolto la squalifica di Luca Mattavelli alla mezza di Cagliari per aver corso con il passeggino?
Con Luca, prima della squalifica, eravamo semplicemente “amici virtuali”. Credo che lui mi seguisse già su Corro Ergo Sum da qualche tempo e ci fossimo incrociati e scambiati solo qualche semplice battuta in qualche occasione.
Quando è successo il fatto, mi ha contattato per informarmi di quanto accaduto alla mezza di Cagliari ed io non ci ho pensato due volte a scrivere subito un articolo che parlasse dello stroller running. Mi sono quasi sentito in dovere di spiegare le mie ragioni, che poi erano anche le sue. Non credo che ci siano stati molti altri papà a correre (seriamente) una gara competitiva in Italia prima di me/noi.

La domanda che dopo la squalifica di Luca è risuonata maggiormente sui social è stata: “Perché dover correre una gara competitiva con il passeggino quando ci sono già le corse non competitive per chi lo vuole fare?”. Ci sono tante ragioni per volerlo fare.
- Primo, perché semplicemente ci divertiamo. Correre una gara non competitiva e una competitiva per un runner “tradizionale” non è la stessa cosa. Lo stesso vale per un papà-runner.
- Secondo, perché così ci dà anche la possibilità di correre tutti insieme. Normalmente il papà è più veloce della mamma, ma con l’handicap del passeggino c’è la possibilità di vivere una gara in due (o meglio, tre) magari aiutandosi.
- Terzo, perché anche il bimbo si diverte di più. Vuoi mettere fare la scampagnata sulla ciclabile e invece sfrecciare a tutta velocità tra le strade del centro?
- Quarto, perché probabilmente se non lo facessimo con lo stroller non avremmo la possibilità di farlo. Nel nostro caso specifico corrono sia mamma che papà e vorrebbe dire che necessariamente uno dei due dovrebbe rinunciare alla gara.
Chiaramente questa nuova attività andrebbe regolamentata. Finché a correre sono due o tre stroller il problema potrebbe anche non porsi, ma se l’attività dovesse diffondersi maggiormente è assolutamente necessario che la FIDAL consideri la cosa seriamente. Ad oggi, che faccia piacere o no, nel regolamento ufficiale non c’è nessun articolo che possa essere attribuito all’utilizzo degli stroller running. Né tanto meno che ne vieti l’utilizzo, anche in gara.
La scelta e il divieto sono di esclusiva pertinenza della società che organizza la manifestazione che può decidere, esplicitandolo, di negare l’utilizzo dei passeggini in gara. Sicuramente non è un argomento da sottovalutare. Da organizzatore di manifestazione podistiche posso assolutamente confermare che non è una situazione di facile soluzione. Anzi. Ogni decisione deve essere presa tenendo conto di tanti fattori.
La scelta più facile sarebbe quella di vietare lo stroller running competitivo. Ma chi lo andrebbe poi a spiegare a Calum Neff che con il passeggino ha corsa una maratona in 2h 31′ e una mezza in 1h 11′ e detiene l’attuale record mondiale? E anche dal punto di vista della promozione alla pratica sportiva non sarebbe un bell’esempio da parte della federazione stessa.
Intanto, Luca è diventato un tuo compagno di squadra….
Appena saputo della sua squalifica la prima cosa che mi è venuta spontanea fare è stato essere solidale con Luca. Non ha fatto nulla di male e non ha violato nessun regolamento, per cui perché squalificarlo? La cosa che mi ha stupito è aver saputo che qualcuno della sua vecchia società non l’abbia supportato, ma ognuno è libero di avere le proprie idee. Credo che per lui poi decidere di cambiare società di appartenenza sia stata una inevitabile conseguenza.
Sono felice di averlo con noi, anche perché così finalmente non saremo gli unici (io, Chiara e Tommaso) a correre con il passeggino e sarà divertente sfidarsi in gara. Sempre che ci permettano di farlo.
La nostra società è nata da poco, a fine 2015. Questo è il nostro terzo anno di attività. Siamo partiti quasi per scherzo, da un gruppo di pochi amici. Piano piano abbiamo coinvolto sempre più persone, attirate anche e soprattutto dall’attività nel web. Siamo a Milano, ma abbiamo compagni ormai sparsi anche in altre città d’Italia, a Treviso, a Firenze, a Trieste. Oggi siamo arrivati ad essere quasi una cinquantina.

Quello che vogliamo fare e comunicare è semplicemente quello che ho sempre scritto e raccontato nei miei articoli. Chi corre con noi lo fa perché semplicemente gli piace. Non importano ritmi, podi, capacità, distanze. Con noi c’è chi corre una gara a settimana e chi lo fa una volta l’anno, chi lotta per il podio e chi invece è alle prime armi, chi ha vent’anni (e anche meno) e chi più di sessanta. L’importante è solo divertirsi, farlo insieme (per chi vuole) e dimostrare che correre è bello. Questo è lo sport che piace a noi. E vedere che alle varie manifestazioni la gente ci riconosce, ci saluta e ha voglia di scambiare quattro chiacchiere con noi ci fa solo piacere. Vuol dire che lo stiamo facendo nel modo giusto.
Il blog, la società sportiva, la tua attività professionale: quali sono i tuoi obiettivi per il 2018?
Purtroppo essere papà comporta anche accettare che febbre e influenza che non si provavano da anni possano tenerti lontano dalla strada per diversi giorni. Come successo a fine 2017. Dal punto di vista sportivo, quindi, il 2018 sarà tutto in salita. Ritornerò ad allenarmi con il mio coach, Fulvio Massini (che avevo abbandonato nell’ultimo anno per concentrarmi su altri aspetti) e cercheremo di migliorare il personale in maratona il prossimo autunno.
Il blog sta procedendo a gonfie vele. I contatti sono sempre in aumento e non nego sia un bell’impegno, sopratutto perché per me non è una professione vera (anche se è ormai luogo comune pensare che i blogger guadagnino migliaia di euro), ma solo passione. Spero che possa ulteriormente crescere, sia come seguito che come qualità degli argomenti proposti.
Lo stesso vale per la società. In queste ultime settimane, con l’inizio della nuova stagione, si sono aggiunti nuovi compagni. In più stiamo cercando di trovare accordi con qualche sponsor per provare a crescere ancora.
Dal punto di vista professionale come giornalista continuerò a collaborare con Runner’s World, che spero mi offrirà la possibilità di provare ancora nuove e interessanti esperienze legate al mondo del running. In più, ci saranno nuove sfide legate al mondo dell’organizzazione di eventi (negli anni scorsi sono stato Direttore Sportivo della Wings for Life World Run, collaboro tutt’ora con RCS per la Milano Marathon ed Ekirun e con La Mezza Maratona d’Italia). È ancora presto per annunciarlo in questo momento, ma ci saranno delle belle sorprese.

E quanto allo stroller running? Quali sono le prossime gare cui parteciperai con Tommaso in passeggino?
Innanzitutto spero di poter contribuire in modo ancora più importante a promuovere lo stroller running in Italia. Ho qualche idea che mi frulla nella testa e finché Tommaso si divertirà saremo sempre insieme a correre.
Non ho ancora programmato i prossimi mesi. Dipenderà molto anche dal mio stato di forma. Qualche corsetta insieme nelle giornate di sole già la stiamo facendo anche in questo periodo, ma per le gare ufficiali si vedrà. Sicuramente, adesso che è più grande, vorrò provare a correre una mezza maratona (fino ad ora al massimo abbiamo fatto insieme 16 km) e provare a migliorare anche il nostro tempo sui diecimila.
E dato che avremo anche dei nuovi compagni “strolleristi” ci sarà da divertirsi. Sarebbe interessante iniziare a coinvolgere l’organizzazione che registra i Guinness dei primati italiani per lanciare un messaggio forte verso la federazione e le varie organizzazioni. Chissà, magari anche grazie a Babyrun, riusciremo a creare qualcosa di nuovo e interessante insieme.
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