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Passeggini vietati alle corse Fidal: è giusto o sbagliato?

Posted bydottoressa Gabriella Regis - nutrizionista Babyrun on 01.02.18

Dai ristoranti agli alberghi. Dai negozi agli ascensori, fino ai mezzi pubblici. Complici da una parte una società, quale quella italiana, sempre meno a misura di bambino, e dall’altra – ad onor del vero – il comportamento non proprio educato di alcuni genitori, nei confronti dei passeggini si sta progressivamente affermando una certa insofferenza.

Fin qui, purtroppo, come ben sanno le mamme e i papà (e come si evince anche da qualche colorito estratto social), nessuna novità.

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Accade, però, che con la diffusione a macchia d’olio dello stroller running tra i podisti per così dire tradizionali, da qualche tempo la presenza dei passeggini ha iniziato ad essere considerata ingombrante anche nelle corse su strada. Perlomeno in quelle (o meglio sarebbe dire in alcune di quelle) del circuito Fidal.

Ad accendere i riflettori sulla questione è stato l’ultimo caso in ordine di tempo e, se vogliamo, anche quello più eclatante: la squalifica del podista lombardo Luca Mattavelli (leggi qui la sua intervista) subito dopo il traguardo della mezza maratona di Cagliari, che aveva appena portato a termine in 1h36’41”, spingendo il suo Outnabout Nipper Sport con a bordo la figlioletta Aurora, di 3 anni.

Cinque motivi per far partecipare i passeggini alle corse podistiche

Ma in realtà il dibattito podistico “passeggini sì – passeggini no” è più diffuso di quanto non appaia sui media e, per quanto ci è dato sapere, sono già numerose le corse in cui si è assistito a piccole e grandi schermaglie.

Ora, in quanto promotori nazionali dello stroller moving, da una parte l’accaduto ci conforta. Se la questione sarà dibattuta in Federazione, e se molte gare del circuito Fidal aspettano un’interpretazione definitiva del regolamento per sapere come comportarsi, significa, evidentemente, che il movimento sta pian piano crescendo anche in Italia. Il che è positivo e gratificante.

L’altra faccia della medaglia, però, è che proprio in questa fase di sviluppo, la corsa con il passeggino ha quanto mai bisogno di essere riconosciuta, regolamentata, e sostenuta (o, perlomeno, non emarginata).

Si obietterà che per praticarla non c’è bisogno di pettorali, di riscontri cronometrici, di percorsi omologati. Verissimo. Però non si possono ignorare almeno cinque aspetti fondamentali:

  1. A praticare lo stroller running in Italia, al momento, sono soprattutto mamme, papà e nonni podisti, più o meno amatoriali, ai quali è nato un figlio (o un nipotino) e che vorrebbero talvolta poter condividere con il bimbo la propria passione per la corsa anche in alcune delle tante gare fotocopia cui ogni anno già partecipano individualmente. Non potranno farlo per molto tempo. In un attimo il bimbo crescerà. E anche un solo traguardo tagliato insieme a lui/lei resterà un ricordo prezioso e indelebile, in mezzo a innumerevoli altre immagini di corsa che inevitabilmente si sovrapporranno fino a confondersi tra loro.
  2. Chi ha provato a prendere parte ad una manifestazione podistica spingendo il figlioletto o il nipotino in passeggino può testimoniare quanto l’esperienza sia gratificante per sé, piacevole per il bimbo e coinvolgente non solo per il pubblico ma pure per gli altri runners incrociati lungo il percorso. E a vincere non è nessun altro se non lo sport.
  3. Il miglior biglietto da visita per questa disciplina (che, ricordiamolo, fa bene al fisico, all’umore, e all’armonia familiare e che negli Stati Uniti e in molti Paesi del Nord Europa è già ben più diffusa che da noi) sono gli eventi sportivi con una rilevanza, un numero di partecipanti e un ritorno mediatico tali da fare incuriosire ed invogliare il grande pubblico.
  4. Dal punto di vista sanitario, la risposta alla sedentarietà, al sovrappeso, all’obesità, non può essere quella di confinare ai soli eventi ludico-motori chi è motivato a praticare un’attività sportiva, seppur meno canonica di quelle tradizionali.
  5. Dal punto di vista prettamente sportivo, invece, i fallimentari risultati internazionali della nostra atletica leggera impongono una capacità di programmazione che sappia anche aprire tempestivamente le porte al futuro e alle novità. In fondo, è questa la differenza tra correre e rincorrere…

Passeggini sì o no? Il parere di chi pratica stroller running in Italia e all’estero

Aldilà di ogni considerazione di ampio respiro, nell’immediato le domande più gettonate restano, tuttavia, due:

  1. È stato giusto o meno squalificare Luca Mattavelli?
  2. È vero che in Paesi in cui lo stroller running è più diffuso c’è maggiore elasticità o chiarezza rispetto alla partecipazione di chi spinge un passeggino alle gare competitive?

Per rispondere alla prima (in attesa che la Fidal ne discuta, si pronunci e ci ragguagli) abbiamo consultato chi, in Italia, con il passeggino corre abitualmente già da tempo.

Per fare luce sulla situazione all’estero, invece, abbiamo chiamato sul banco dei testimoni quella che potremmo definire la massima autorità del settore: Theresa Marie Pitts, la supermamma statunitense detentrice dei Guinness World Record nella maratona e nella mezza maratona spingendo un passeggino con a bordo addirittura tre bimbi.

Partiamo proprio da lei.

Theresa Maria Pitts: “Ecco come è regolamentato lo stroller running negli Stati Uniti”

Negli USA, il comitato organizzatore di ogni corsa stabilisce il proprio regolamento, anche se, in linea generale, sono tutti molto simili tra loro. Anche le gare definite “family friendly”, quindi non competitive, che permettono ai passeggini di correre, quasi sempre fanno partire chi gli stroller runners alla fine, così che non siano di intralcio agli altri podisti.

Personalmente, quando decido di partecipare ad una corsa spingendo il passeggino lo faccio sempre nel modo più sicuro possibile, ma, soprattutto, prendo parte solo a quelle gare che esplicitamente ammettono anche i passeggini da corsa. Il punto è che, per certi organizzatori, permettere ai genitori di partecipare con i propri piccoli aggiunge un elemento di divertimento e di spirito positivo alla gara. Per altri, invece, ciò pregiudica la corsa e i concorrenti.

Certo, è spiacevole ciò che è successo al papà squalificato per aver corso spingendo il passeggino, specialmente se nel regolamento non era precisato chiaramente se i passeggini da corsa potessero partecipare oppure no.

Ma, anche per ovviare a questi problemi, il mio consiglio è di fare come me: contattare preventivamente il direttore o gli organizzatori della gara.

Barbara Sturaro: “Chiedere sempre agli organizzatori se si può correre con il passeggino”

Dello stesso avviso di Theresa Marie Pitts è anche Barbara Sturaro, che nella doppia veste di stroller runner ma anche di vice-presidente del Comitato MarciaPadova comprende le ragioni sia dei podisti sia degli organizzatori.

“Possiamo discutere finché ci stanchiamo ma purtroppo le regole sono queste - puntualizza Barbara -. Io e il mio compagno Maurizio, prima di partecipare a corse competitive con il passeggino, abbiamo sempre chiesto se si poteva, e abbiamo sempre ricevuto dei gran NO! Eppure capita sempre più spesso di vedere stroller runners tra i partecipanti alle maratone e alle mezze maratone”.

Ma come è possibile? “Semplice - spiega Barbara -. Sono tutti non autorizzati. Vi faccio un paio di esempi. Noi abbiamo chiesto di partecipare con Tommy in passeggino alla Venice Marathon, e abbiamo ricevuto un NO gigantesco; durante la maratona, che abbiamo quindi corso individualmente, io e Maurizio abbiamo visto un papà con passeggino doppio e gli abbiamo chiesto come avesse fatto ad essere lì. Ci ha detto che non aveva chiesto a nessuno, quindi ci siamo dati le risposte per tutti i passeggini che si vedono in gara. Stessa cosa alla Mezza del Garda. Qui ho addirittura girato alla segreteria l’articolo della mamma americana che corre con il passeggino tris, ma niente da fare! Però, a onor del vero, mi sono resa conto che sia a Venezia che a Riva il percorso non era adatto ai passeggini. Nella prima il passaggio sui ponti… vi lascio immaginare il passeggino doppio: occupava tutto il ponte! A Riva del Garda, arginetti stretti: con la calca di gente sarebbe stato veramente difficile. Arrivo alla conclusione che all’estero magari scelgono anche percorsi adatti a tutti. In Italia no! Ci sono meccanismi da cambiare alla fonte, e parlo anche da organizzatrice di eventi podistici”.

Sarà possibile nel breve periodo? “Non so - ammette Barbara -. Mi piacerebbe tanto partecipare almeno ad una gara con il piccolo prima che non sia più in età da essere spinto. Qualche volta stavo anche per cedere e fare di testa mia, senza chiedere preventivamente il parere agli organizzatori. Ma Maurizio mi ha fatta ragionare, e ha avuto ragione lui! In fondo, anche così non mi sento e non ci sentiamo irrealizzati!

Alle mamme e papà che mi chiedono consigli su mezze, maratone, ecc., rispondo che prima si può correre alle non competitive e fare pratica. Poi la gara è sempre una cosa in più! Noi siamo ottimisti e contiamo che i nostri passi in avanti siano produttivi per il futuro e che si muova finalmente qualcosa! Ma finché le nostre federazioni non apriranno gli orizzonti dovremo, ahimè, adeguarci”.

Dario Marchini: “Il mondo del running sta cambiando, e le regole dovrebbero adeguarsi”

Giornalista, web editor e special contributor di Runner’s World Italia e Runnersworld.it, Dario Marchini è stato tra i pionieri, in Italia, dello stroller running che tutt’ora pratica e del quale ha più volte scritto sul suo seguitissimo sito Corroergosum.it, (da cui, peraltro, a fine 2015, è nata l’omonima società sportiva alla quale nei giorni scorsi si è iscritto il papà squalificato a Cagliari, dopo aver rotto con la sua società di appartenenza, la Runners Desio, ndr).

Quasi inevitabile, dunque, che Dario dedicasse alla vicenda un articolo, del quale pubblichiamo un breve stralcio:

“È chiaro che correre con un passeggino non è una cosa semplice. Si deve pensare alla propria incolumità, a quella del bambino e anche a quella degli altri partecipanti. Ritrovarsi le griglie piene di partecipanti con uno stroller è una situazione sicuramente particolare, da saper gestire, da non improvvisare (anche se secondo il mio punto di vista, soprattutto nei trail, sono molto più pericolosi quelli che corrono con le cuffie alle orecchie in gara). Ma è anche vero che il mondo del running sta cambiando, e anche le sue regole devono rimanere al passo con i tempi. Se per noi atleti amatori/agonisti la prima cosa è divertirsi, deve essere sempre comunque fatto nel rispetto delle regole e nel rispetto degli altri. Se Luca ha corsa la sua Cagliari Respira nel rispetto del regolamento, senza recare danni o creare problemi a nessuno, perché squalificarlo (in caso contrario, perché lasciarlo partire?)”.

Giovanna Ventura: “Va bene la sicurezza. Ma perché squalificare Luca dopo l’arrivo?”

Già. Perché lasciar correre Luca con il passeggino e poi squalificarlo dopo il traguardo? L’interrogativo di molti è quello che si è posto anche Giovanna Ventura, fitness e lifestyle coach nota in tutta Italia per i suoi programmi di allenamento dedicati anche e soprattutto alle gestanti e alle neo-mamme.

“Voglio mettermi in una posizione completamente obiettiva, e guardare le cose da un punto di vista il più possibile neutro - premette Giovanna -. Tutelare la sicurezza dei concorrenti è un obiettivo di grande valore. Affinché, però, il concetto di sicurezza non rimanga soltanto una parola priva di significato, è indispensabile porre nel regolamento delle specifiche ben precise che concretizzino in modo chiaro e inattaccabile che cosa mini la sicurezza. Potrebbe esserlo ad esempio, il sottolineare che non è possibile portare bottiglie di vetro o - per assurdo - essere affiancati da accompagnatori in bicicletta: in entrambi i casi situazioni volutamente esagerate ma sufficientemente potenti da far capire che cosa significhi compromettere la sicurezza.

Detto ciò, squalificare qualcuno a gara conclusa, quando diventa palese che l’utilizzo di un passeggino non ha rappresentato problema per la sicurezza di nessuno, è a mio avviso un eccesso di zelo, per non dire una beffa crudele”.

Quindi, Giovanna pone l’accento sul gesto tecnico: “Vorrei rimarcare - come già è stato fatto - che correre spingendo un passeggino costituisce un notevole svantaggio nei riguardi degli altri concorrenti. Alla forza necessaria per la spinta si aggiunge un assetto posturale molto diverso, assolutamente meno fisiologico, dato dal pilotaggio del passeggino stesso. Lo stroller running è a tutti gli effetti più faticoso, e richiede un controllo motorio superiore, rispetto alla corsa libera”.

Infine, una considerazione di carattere sociale: “Lo stesso evento poteva essere vissuto da un punto di vista completamente diverso e trasformato in un’occasione educativa. Coinvolgere la famiglia in un’attività ricreativa, sottolineando quanto la sua bimba ami essere spinta in corsa, rende Luca un eroe per tutti coloro che, come me, sostengono la diffusione di valori legati alla salute e al benessere anche nel mondo dei più piccoli”.

Beatrice Barbieri: “Chi corre con il passeggino è un campione triplo”

Il valore dell’impresa compiuta da Luca e da tutti i podisti che corrono spingendo un passeggino è rimarcato anche da Beatrice Barbieri, personal trainer punto di riferimento per migliaia di mamme e donne in tutta Italia grazie al suo sito e alla sua pagina Facebook RunningMama: “Quando, subito dopo la Mezza di Cagliari, una mamma che segue il mio blog (Ylenia Franco, leggi qui la sua intervista) mi ha chiesto se fosse giustificata la squalifica di un papà che ha corso con suo figlio nel passeggino, io non riuscivo a capire le sue domande perché era proprio era fuori dalla mia portata mentale il fatto che ciò potesse avvenire. Non ritenevo davvero possibile che fosse comminata una simile squalifica.

A correre con il passeggino si fa fatica, perché non si tratta soltanto di gestire le proprie gambe, le proprie energie, il proprio corpo, la propria testa, ma si deve gestire tutto anche in base ad un passeggino e al bimbo che vi si trova dentro - chiarisce Beatrice -. Salite, marciapiedi, sterrati eventuali, dossi, persone che sorpassano, persone che sputano, braccia che fanno male. Altro che squalifiche. Chi corre con il passeggino e riesce ad arrivare al traguardo è un campione triplo”.

Silvia Segala: “Correre con il passeggino per abbattere le barriere”

Lo snodo cruciale, però, resta la possibilità di adeguare i regolamenti federali per consentire in sicurezza la pratica di questa disciplina. Questa è anche la posizione di Silvia Segala, alias Mamma Sportiva: sport blogger e, da quando è nata la piccola Petra, anche stroller runner: “Sono anni che mi occupo di passeggini, di mamme e di corse. Questo da molto prima di diventare mamma anch’io. Come social media manager per un portale di passeggini, infatti, avevo seguito e poi partecipato a Babyrun Torino, ma non solo. Nelle corse e gare organizzate nella mia città (Brescia), bene o male qualche mamma o papà stroller runner li ho sempre visti. Mi ricordo di Roberta, ad esempio, con il suo 3 ruote, sfrecciare velocissima all’arrivo della Race For the Cure del 2015; o Gianluca correre nel 2016, i 10 km della BAM, Brescia Art Marathon. Io stessa ho vinto una coppa come prima classificata nella categoria corsa col passeggino ad una garetta quest’estate”.

La discriminante, però, resta quella della gara competitiva o meno. “Giusto domenica 10 dicembre - puntualizza Silvia - ho partecipato ad una gara del circuito dell’Hinterland Gardesano, competitiva e non, per la quale il pettorale era riservato agli iscritti al circuito stesso. Pertanto non mi si è posto il problema. Per ragioni di sicurezza, immagino, mi è stato chiesto di pagare anche per Petra, che correva con me in passeggino. Non voglio discutere su questo, o sul regolamento Fidal: le regole sono regole, per carità. Mi sono confrontata sul tema della squalifica anche nel gruppo Facebook di Brescia Running, al quale sono iscritta. E c’erano pareri discordanti: tra chi diceva che era una vergogna e chi, invece, sosteneva che gli stroller runners è meglio se partecipano solo alle non competitive. Quello che mi ha fatto piacere, però, è che un po’ tutti concordassero sul fatto che, se ci fosse una regolamentazione della categoria stroller runners, anche le competitive sulle distanze più significative potrebbero essere affrontate con serenità da tutti: genitori con passeggini e atleti singoli, senza che nessuno si faccia male o storca il naso”.

L’obiezione di molti podisti tradizionali, però, è proprio questa: c’è proprio bisogno di correre ad una competitiva spingendo il passeggino? E Silvia, su questo, ha una posizione molto netta: “Non si può chiedere ad un atleta di non mettersi alla prova nelle competizioni. Non è egoismo, non è perché non si sa dove lasciare i figli. È, molto più semplicemente, il desiderio di coinvolgerli, di condividere con loro quanti più momenti possibili, quanta più gioia possibile, e trasmettere loro il senso di un’attività che fa stare bene e porta ad uno stile di vita sano, come è lo sport. Ora, qualcosa si muove, anche se spesso non si vuole evolvere dove ci sono gli zoccoli duri. Personalmente sono convinta che, se si creasse una griglia di gara in fondo riservata ai passeggini (come succede per i ragazzi disabili portati in carrozzina, ad esempio), nessuno si farebbe male e tutti potrebbero partecipare. Allora sì che lo sport non avrebbe più barriere”.

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Category: News&Curiosità Tags: correre con passeggino, passeggini, squalifica, stroller race, stroller running

Commenti

  1. Ylenia dice

    3 Gennaio 2018 a 10:21

    Naturalmente non condivido il divieto,se parliamo di sicurezza dobbiamo anche vietarlo alle carrozzine,senza togliere nulla a nessuno ,è giusto farlo con un pizzico di competizione ovviamente,però che il runner sia esteso anche akle family runner è un diritto!

    Rispondi

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